mercoledì, 23 gennaio 2008

Da giorni circola una petizione a sostegno dei docenti della Sapienza rei di aver protestato contro l'invito del Santo papà a inaugurare l'anno accademico. Se non avete ancora firmato fatelo, non possiamo lasciarli soli se abbiamo a cuore la laicità dello Stato e la libertà!!!
Invito anche tutti i bloggers a dare rilievo a questa notizia!!!

Ecco il link per firmare la petizione:


http://www.petitiononline.com/386864c0/petition.html
postato da: franfran87 alle ore 10:17 | Permalink | commenti (3)
categoria:laicità
lunedì, 21 gennaio 2008
In questi giorni che non si parla d'altro che di Mastella, Cuffaro e il Santo Papà naturalmente! (su quest'ultimo leggete queste prese di posizione, QUI e QUI), mi è capitato di imbattermi in un post curioso in un blog curioso (post che potete leggere QUI). Questo post  aveva attirato la mia attenzione anche se non lo avevo capito (collegandolo a quello sul separatismo comparso sempre in Marginalia mi ero preoccupato per l'accenno alla ricetta di "uomo allo spiedo"), ma poichè sono politically correct  anche non essendo ancora convinto del tutto stamani ho deciso di  postarlo in OK Notizie (VOTATE! VOTATE! VOTATE!).
Il post in questione era un'esilarante pagina presa da un libro di cucina degli anni 50 sul cannibalismo, dove si parlava tra l'altro della ricetta di "uomo allo spiedo" appunto. Gironzolando in Ok notizie mi sono imbattuto in un altro divertente post su Cuffaro e i cannoli  (QUI) e in un altro ancora con la video ricetta dei suddetti cannoli (QUI)

Ebbene ora mi è tutto chiaro: l'unica cosa che ci rimane da fare per liberarci di certi personaggi è MANGIARSELI!!!
Ecco il messaggio subliminale contenuto in questi post (da notare TUTTI SCRITTI DA DONNE! Scommetto che erano d'accordo!!!)
Come sempre sono le donne che indicano la giusta via ...

Io opto per una cenetta a base di Cuffaro allo spiedo e cannoli per dessert, qualcuno per favore si mangi Mastella e man mano il resto....
postato da: franfran87 alle ore 11:03 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 19 gennaio 2008
Pubblico questo articolo di Francesco Piccioni apparso ieri sul Manifesto:

Papa e università
Marcello Cini: Giusta protesta


«Quello che mi indigna un po', francamente, è questa pressoché unanime valanga che si sta rovesciando - oltre che su di me - sui firmatari dell'appello, sugli studenti che hanno reagito da studenti, in un unico blocco di violenti, intolleranti che hanno impedito al papa di venire alla Sapienza a parlare. Io rispondo per quanto mi riguarda, perché la mia è stata un'iniziativa personale - con una lettera scritta il 14 novembre su il manifesto - in cui mi rivolgevo al mio lettore.
E lo criticavo anche aspramente perché vedevo nell'invito a inaugurare l'anno accademico della Sapienza (di questo si trattava, anche se prima come lectio magistralis, poi camuffata all'italiana con un intervento nello stesso giorno, comunque)».
Il giorno dopo il «gran rifiuto», Marcello Cini è amareggiato. Ma non contrito. Contesta il modo in cui quasi tutti i media hanno costruito il mancato evento e le ragioni sue e dei firmatari della lettera al rettore della Sapienza. «La sostanza era l'invito al papa a inaugurare l'anno accademico. A questa proposta io ho reagito, e reagirei ancora oggi, per due ragioni. La prima è di tipo formale, ma essenziale. L'inaugurazione dell'anno accademico è un atto pubblico, forse il più importante, che riafferma la natura e la funzione dell'università come istituzione di crescita della conoscenza, di formazione della cultura al più alto livello, di uno stato laico, democratico, moderno, sui principi della Rivoluzione francese, dell'illuminismo e della modernità. Un atto importante - un rito se si vuole - che riafferma il modo in cui è organizzato questo processo di crescita e trasmissione della conoscenza alle giovani generazioni. Invitare al centro di questo rito laico un'autorità come il papa è di fatto una contraddizione in termini, non può che generare conflitto. Il papa è a capo di un'istituzione come la Chiesa cattolica, fondata su pricipi totalmente diversi - come il carattere gerarchico-autoritario, detentore di una verità assoluta proveniente direttamente da dio, quindi dalla trascendenza. Si fonda perciò su criteri di verità, metodologici e epistemologici, completamente diversi. È questo contesto che non si vuol capire. Ossia la coesistenza e il conflitto tra due istituzioni di natura diversa e fondate su principi in antitesi fra loro».
Un conflitto istituzionale che non implica affatto «censura», ma rispetto della diversità degli ambiti. «Ciò non vuol dire che il papa, come professor Ratzinger, non sia un professore universitario, un intellettuale fine, colto, ecc. Ma la confusione tra queste due figure che coesistono entro la stessa persona, ha permesso di generare - per esempio in occasione dell'invito a Ratisbona - un'interpretazione del suo discorso come una presa di posizione contro l'Islam, con tutte le polemiche che ne sono seguite».
Luogo e occasione, insomma, con parecchie riserve su come è stata realizzata l'idea della visita papale. «Non sarebbe successo nulla se il rettore e il Vaticano avessero semplicemente spostato la visita in un'altra data. Anche altri papi l'hanno fatto, esponendo il proprio punto di vista. Nei contenuti sarebbe stato poi approvato, obiettato, contestato, ecc».
Molte distinzioni «istituzionali» sembrano svanire nel dimenticatoio...
«Tutto questo si colloca in un contesto in cui questo papato - in particolare nel nostro paese - sta perseguendo una politica concreta tesa a sgretolare sempre di più la separazione tra Stato e Chiesa, tra repubblica italiana e clero. Questo ha creato una situazione in cui una presa di posizione legittima - un professore che si rivolge pubblicamente al proprio rettore - e fondata sulla separazione delle sfere di competenza, viene classificata, bollata e demonizzata come un'intolleranza da parte mia, dei miei colleghi e degli studenti. L'intolleranza quotidiana è quella che arriva alle telefonate del cardinal Bertone ai deputati italiani di stretta osservanza cattolica perché non votino certe leggi».
Sembra una scena da favola di Esopo (la volpe che accusa l'agnello)...
«Se questa reazione è un'intolleranza o un 'divieto di parlare', siamo a un tale stravolgimento della realtà dei fatti che, da un lato, non può che indignarmi; dall'altro - vedendo che tutta la sinistra e il centrosinistra si accoda a questa mistificazione - deprimermi profondamente. C'è un'incapacità di reagire a questo pensiero unico per cui il depositario dei valori è la religione e i laici non hanno valori. Per acquietare le coscienze e orientarsi sul senso della vita, sul lecito e il non lecito, su tutte queste cose l'unico riferimento ritorna a essere la religione. È colpa nostra».
(a cura di Francesco Piccioni)
postato da: franfran87 alle ore 09:32 | Permalink | commenti (2)
categoria:laicitÃ